“Fermate la kill pill”
Parte la mobilitazione contro la Ru486, “tutto fuorché confessionale”
Per Isabella Rauti “è una scorciatoia”. Il capo del dipartimento delle Pari opportunità parla a titolo personale, ma senza usare mezzi termini: “La pillola abortiva è un fai da te che lascia sole le donne in un momento drammatico come quello dell’aborto. Sono da sempre contro l’aborto chirurgico in tutte le sue forme. Figuriamoci se guardo positivamente l’introduzione della Ru486 in Italia”.
20 AGO 20

Per Isabella Rauti “è una scorciatoia”. Il capo del dipartimento delle Pari opportunità parla a titolo personale, ma senza usare mezzi termini: “La pillola abortiva è un fai da te che lascia sole le donne in un momento drammatico come quello dell’aborto. Sono da sempre contro l’aborto chirurgico in tutte le sue forme. Figuriamoci se guardo positivamente l’introduzione della Ru486 in Italia”. Il discorso si allarga alla legge 194 sull’interruzione di gravidanza: “Le circostanze che hanno portato alla sua promulgazione nel ’78 erano influenzate dal clima politico e sociale. A distanza di trent’anni quella legge va riconsiderata, innanzitutto perché per troppo tempo le linee guida sono state eluse. Ora è il momento di dire no alla pillola abortiva e allo stesso tempo riprendere in mano la legislazione sull’interruzione di gravidanza”. Secondo la Rauti, il punto centrale della nuova legislazione dovrebbe essere “il valore della maternità e la responsabilità del supporto sociale e della prevenzione, garantiti alla donna”. Per questo si dichiara contraria alla Ru486 che a suo avviso “rappresenta un ulteriore indebolimento delle garanzie”. Sicché non esclude di aderire all’appello lanciato dal Foglio ai professionisti perché scendano in campo contro la kill pill: “Di sicuro questa battaglia mi vedrà impegnata in prima linea, come sempre lo sono stata”. Quanto invece alla posizione di suo marito, il sindaco di Roma Gianni Alemanno, non si sbilancia. “Anche se immagino la pensi come me”.
“Necessaria un’indagine parlamentare”. Lo pensa la deputata del Pdl Barbara Saltamartini (lettera a pagina quattro). Per appurare “quali siano i reali effetti e le conseguenze della Ru486”. E ricorda che all’inizio della legislatura alcuni deputati avevano chiesto di poter consultare la documentazione dell’Aifa, l’agenzia italiana del farmaco, “richiesta rimasta senza risposta”. Anche per la deputata “l’introduzione della pillola abortiva è in netto contrasto con la 194 che dovrebbe tutelare la maternità, non l’aborto”. La Saltamartini porterà avanti una battaglia “tutto fuorché confessionale” e il fatto che si trovi d’accordo con Paola Binetti dimostra “la trasversalità dell’interesse che deve suscitare questo dibattito”.
Dieci consiglieri del Pdl di Roma. Mercoledì hanno presentato una mozione perché “il sindaco e gli assessori della Capitale s’impegnino ad attivare tutti gli interventi necessari per revocare la pillola abortiva”. Per Lavinia Mennuni, consigliere del Pdl, “la Ru486 rischia di banalizzare un momento doloroso, riducendo tutto alla mera assunzione di una pillola. Quasi fosse un farmaco come un altro”. Quindi gli undici firmatari (“si è aggiunto il capogruppo dell’Udc, Alessandro Onorato”) chiedono la mobilitazione degli enti locali per fare arrivare un messaggio preciso al governo. “Le decisioni di etica non possono essere appaltate ai tecnici – spiega il consigliere di centrodestra Federico Guidi – Dobbiamo risvegliare gli animi degli amministratori locali”. Guidi non si definisce un integralista, “ma sono cattolico e capisco che c’è bisogno di un coinvolgimento in prima persona”. La loro mozione verrà votata nei prossimi giorni ed è disponibile “per chiunque la voglia portare nei consigli comunali di tutta Italia”.
“Necessaria un’indagine parlamentare”. Lo pensa la deputata del Pdl Barbara Saltamartini (lettera a pagina quattro). Per appurare “quali siano i reali effetti e le conseguenze della Ru486”. E ricorda che all’inizio della legislatura alcuni deputati avevano chiesto di poter consultare la documentazione dell’Aifa, l’agenzia italiana del farmaco, “richiesta rimasta senza risposta”. Anche per la deputata “l’introduzione della pillola abortiva è in netto contrasto con la 194 che dovrebbe tutelare la maternità, non l’aborto”. La Saltamartini porterà avanti una battaglia “tutto fuorché confessionale” e il fatto che si trovi d’accordo con Paola Binetti dimostra “la trasversalità dell’interesse che deve suscitare questo dibattito”.
Dieci consiglieri del Pdl di Roma. Mercoledì hanno presentato una mozione perché “il sindaco e gli assessori della Capitale s’impegnino ad attivare tutti gli interventi necessari per revocare la pillola abortiva”. Per Lavinia Mennuni, consigliere del Pdl, “la Ru486 rischia di banalizzare un momento doloroso, riducendo tutto alla mera assunzione di una pillola. Quasi fosse un farmaco come un altro”. Quindi gli undici firmatari (“si è aggiunto il capogruppo dell’Udc, Alessandro Onorato”) chiedono la mobilitazione degli enti locali per fare arrivare un messaggio preciso al governo. “Le decisioni di etica non possono essere appaltate ai tecnici – spiega il consigliere di centrodestra Federico Guidi – Dobbiamo risvegliare gli animi degli amministratori locali”. Guidi non si definisce un integralista, “ma sono cattolico e capisco che c’è bisogno di un coinvolgimento in prima persona”. La loro mozione verrà votata nei prossimi giorni ed è disponibile “per chiunque la voglia portare nei consigli comunali di tutta Italia”.
Il sì di Verità e Vita. Mario Palmaro, filosofo del diritto e animatore del Comitato, condivide l’appello del Foglio per una battaglia in punta di diritto per bloccare la Ru486, “il pesticida umano”, come la definisce il comunicato di Verità e Vita, riprendendo la definizione di Jérôme Lejeune. “Innanzitutto perché la pillola nega quello stesso concetto di ‘socializzazione’ dell’aborto che – quantomeno – era nello spirito della legge 194”. Anche se, ci tiene a sottolineare, quella legge non può essere scambiata per buona. “La battaglia giuridica è però difficile, perché il contenuto di quella legge è sempre stato ipocrita: il suo senso vero è sempre altro, la totale autonomia decisionale della donna”. Ma “è una battaglia che vale la pena condurre, al di là del suo possibile esito, perché è giusto e necessario resistere in modo non passivo alla avanzata di questa cultura di morte”.
Interrogazione in Emilia Romagna. Si è già mosso il consigliere del Pdl Andrea Leoni, con un’interrogazione all’Assemblea regionale. Ha denunciato che nelle strutture sanitarie della regione l’aborto farmacologico “verrebbe praticato dal 2005 in regime di day hospital” e che, tra l’altro, “nel 2007 con questa procedura abortiva solo una donna su 563 sarebbe stata ricoverata in regime ordinario”. Leoni rileva che tale prassi, per quanto “sperimentale”, è in contrasto con le stesse raccomandazioni dell’Aifa, secondo cui la somministrazione della Ru486 deve avvenire nel “rigoroso rispetto della legge per l’interruzione volontaria della gravidanza, entro la settima settimana di gestazione e con il ricovero in una struttura sanitaria, così come previsto dall’art. 8, dal momento dell’assunzione del farmaco sino alla certezza dell’avvenuta interruzione della gravidanza”. Se questo non dovesse avvenire, spiega Leoni, “mi pare che i presupposti per impugnare l’uso della Ru486 in quanto incoerente con la 194 ci sarebbero. Anche perché l’assessore regionale alla Sanità, Giovanni Bissoni, componente tra l’altro del Cda dell’Aifa, ha ribadito il giudizio dell’Aifa”.
Interrogazione in Emilia Romagna. Si è già mosso il consigliere del Pdl Andrea Leoni, con un’interrogazione all’Assemblea regionale. Ha denunciato che nelle strutture sanitarie della regione l’aborto farmacologico “verrebbe praticato dal 2005 in regime di day hospital” e che, tra l’altro, “nel 2007 con questa procedura abortiva solo una donna su 563 sarebbe stata ricoverata in regime ordinario”. Leoni rileva che tale prassi, per quanto “sperimentale”, è in contrasto con le stesse raccomandazioni dell’Aifa, secondo cui la somministrazione della Ru486 deve avvenire nel “rigoroso rispetto della legge per l’interruzione volontaria della gravidanza, entro la settima settimana di gestazione e con il ricovero in una struttura sanitaria, così come previsto dall’art. 8, dal momento dell’assunzione del farmaco sino alla certezza dell’avvenuta interruzione della gravidanza”. Se questo non dovesse avvenire, spiega Leoni, “mi pare che i presupposti per impugnare l’uso della Ru486 in quanto incoerente con la 194 ci sarebbero. Anche perché l’assessore regionale alla Sanità, Giovanni Bissoni, componente tra l’altro del Cda dell’Aifa, ha ribadito il giudizio dell’Aifa”.